Intervista ad Andrea Poggio- Legambiente

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Abbiamo il piacere di ospitare l’intervento di Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente e responsabile della direzione nazionale di Milano.

-          Partiamo dall’inizio: ci racconta cos’è Legambiente?

Legambiente è una associazione di cittadini, che si batte per migliorare l’ambiente, il primo bene comune indispensabile alla nostra vita. E l’ambiente e la natura d’Italia coincide con il nostro patrimonio, con la cultura della bellezza che riconosciamo. Legambiente ha una natura federativa: è costituita da più di 600 circoli locali indipendenti. Ha una forte coesione interna e una forte identità: facciamo tutti insieme “Puliamo il Mondo” a settembre e denunciamo gli illeciti contro l’ambiente e le ecomafie in tutta Italia.

-          Come vedete il futuro della mobilità?

Siamo nati liberi e mobili. Non proprietari. Tanto meno non proprietari di automobili inquinanti. Pensiamo che sia possibile una mobilità futura elettrica (dal monoruota al treno) ad emissioni zero e quindi a costi decrescenti: il futuro rinnovabile ci assicura l’elettricità a costi contenuti come oggi: la famiglia italiana media spende 600 euro all’anno di elettricità e 1.500 euro di carburanti. Il veicolo del futuro (che sia una bicicletta o un’auto) sarà sempre più leggera e connessa, spesso condivisa, come oggi cominciamo a vedere con i primi servizi di bike e car sharing. Il destino dei Marchionne e dei petrolieri è segnato, saranno superati dalla tecnologia e dai nuovi bisogni umani.

-         Veicoli elettrici e mobilità leggera: ci sono progetti specifici in corso?

Uno, molto concreto, che condividiamo: proporre la mobilità elettrica sul posto di lavoro. Sono convinto che la scelta dell’elettrico, dalla bicicletta a pedalata assistita, ai mezzi operativi, sino all’automobile di rappresentanza, sia già oggi possibile e conveniente per molti nel tragitto casa-lavoro e negli spostamenti (per consegne o per affari) che il lavoro rende necessario nelle città metropolitane. In Europa si sono vendute l’anno scorso 200 mila auto elettriche e 3 milioni di pedalec. E decine di migliaia di quadricicli elettrici per la mobilità di prossimità e la mobilità di servizio, come il soccorso o la raccolta differenziata dei rifiuti.

-  Come reagiscono le istituzioni alle proposte di cambiamento della mobilità urbana?

La risposta è variegata, come succede spesso di fronte a cambiamenti rivoluzionari. Qualche settimana fa ad una riunione interministeriale a Roma, per scuotere le inerzie, ho fatto notare che il gioco elettronico più venduta sotto Natale erano gli hoverboard e i monopattini elettrici, con connessione wifi. Si sono tranquillizzati quando ho ricordato che non erano ammessi dal codice della strada. Per “loro” vietare è il modo per risolvere il problema. Al contrario volevo che cambiassero il codice della strada, ammettendo sempre tutto ciò che non è pericoloso e prevedendo nei piani urbani della mobilità il governo di tutto ciò che si muove, a cominciare dal pedone, come hanno fatto in California con i personal movers. Altri, come ad esempio il Comune di Milano, stanno faticosamente governando il cambiamento: l’AreaC, il pedaggio in centro per investire il ricavato in mobilità sostenibile è stato il motore di un cambiamento fondamentale negli stili di mobilità dei milanesi, come sosteniamo da anni nel sito www.viviconstile.org.

-          Prossimi appuntamenti?

Proporremo, spero insieme con Elettrocity a Milano, altri appuntamenti per “Muoversi sostenibile per lavoro” e poi abbiamo intenzione di costituire con tutte le associazioni e le imprese innovative che ci stanno un forum permanente, un osservatorio dedicato alla mobilità sostenibile. Sarà ammesso solo chi crede nell’elettrico, nell’ibrido e, per i mezzi pesanti, nel biometano. Il diesel deve finire con il fossile, il più presto possibile, per il bene dei nostri polmoni.

Andrea Poggio, Legambiente ONLUS, segreteria nazionale e responsabile mobilità sostenibile